IL PUNTO DI VISTA DEL TIFOSO

 

Cari fratelli rossoblu,  è finita bene in fin dei conti, anzi benissimo. Devo confessarvi che al gol di Pisacane ho saltato non una ma cinque volte. In primis perché avevamo meritatamente vinto una gara dominata in lungo e in largo e poi perché il gol lo aveva segnato proprio lui, Pisacane, un ragazzo che ha sempre messo l'anima in campo e al quale solo una grande prodezza di Buffon e una maledetta traversa avevano voluto negare la gioia del primo gol in serie A. Così lui questa soddisfazione se l'è presa all'ultimo minuto dell'ultima partita contro una squadra blasonata e contro un grande portiere come Donnarumma. È stata una partita un po' pazza, appassionante e giocata con determinazione dalla nostra squadra. Nonostante lo scetticismo dato da una formazione iniziale che vedeva un portiere esordiente, quel Crosta che poi si è rivelato il migliore in campo, un Padoin adattato a terzino destro contro un velocista come Honda e Tachtsidis difensore centrale, la nostra squadra ha fatto capire al Milan fin dal primo minuto che voleva prendersi l'intera posta e fortunatamente ci è riuscita, nonostante un rigore molto dubbio (poi parato da Crosta) assegnato ai milanisti ed un gol assolutamente valido annullato a Han. Il merito della vittoria va a tutti. A partire da Crosta che ci ha stupiti oltre ogni possibile immaginazione, passando per Tachtsidis che, schierato in un ruolo non suo, ha giocato forse la migliore partita della stagione, fino a Ionita e Faragò che hanno retto brillantemente il centrocampo, a Joao Pedro e Farias che hanno fatto letteralmente impazzire i difensori milanisti, a Borriello che ha fornito l'assist del primo gol e si è sacrificato per la squadra, a Miangue e Han che hanno dato il giusto dinamismo in una fase cruciale del match, oltre al già citato Pisacane che ancora una volta  ha dimostrato di dare il meglio di sé come difensore centrale.
Dunque anche questo campionato è finito. Abbiamo totalizzato 47 punti, come nel 2004/05 e nel 2012/13, segnando 55 gol, un solo gol in meno del 2009/10 e vincendo 14 volte, una sola volta in meno del famoso Cagliari di Allegri. A questo va aggiunto che la salvezza non è mai stata in discussione nonostante la nostra rosa sia stata falcidiata da continui infortuni. Eppure tra i tifosi (me compreso) c'è stato spesso malumore. Molti trovano quest'aspetto paradossale. Provo a spiegare il mio punto di vista.
Nonostante tutte le luci infatti, , questo Cagliari si porta addosso tre ombre: il numero dei gol subiti (76), le goleate subite (7) e una certa sudditanza psicologica che lo ha portato a conquistare solo 14 punti contro le 10 squadre che lo precedono in classifica.
Cominciamo dai gol subiti. La media è da paura, ovvero 2 gol a partita. È anche vero che ben 34 gol sono stati presi in 7 partite, tolte le quali la media scenderebbe a 1,55 (esattamente quella del famoso Cagliari di Allegri). Anche i portieri hanno influito in questo senso. Con Storari in porta la media è stata di 2,53, con Rafael 1,55, con Gabriel 3 e con Crosta 1 (questi ultimi due non fanno testo per l'esiguo numero di partite giocate). È chiaro che la difesa ha fatto acqua ed uno dei problemi principali, secondo me  (oltre al primo portiere) è stata la mancanza di un terzino destro di ruolo (Balzano dove sei?) che ha impedito di schierare Pisacane nel suo vero ruolo. Anche sulla fascia sinistra Murru è stato poco alternato a Miangue e questo lo ha logorato e troppo responsabilizzato esponendolo più di una volta a figuracce. Altro problema è la mancanza di copertura da parte del centrocampo che un giocatore lento come Tachtsidis non poteva proprio garantire (lo si è visto chiaramente proprio nella prima goleata subita, contro la Fiorentina). Eppure anche domenica scorsa si è scelto di opporre alla velocità dei giocatori del Sassuolo due centrocampisti inadeguati come lui e Padoin, lasciando inopinatamente in panchina Ionita e Faragò. Le goleade, appunto. È un capitolo sul quale non vorrei ritornare ma a nessun tifoso fa piacere uscire mortificati dal campo e quest'anno è successo ben sette volte. Troppe. Ultimo punto, la sudditanza contro le cosiddette grandi. Al di là di quello che continuano a dire i commentatori di Sky, non è vero che il Cagliari ha scelto di giocare a viso aperto contro tutti perché quando abbiamo incontrato Juve, Napoli, Torino, Fiorentina, Roma, Lazio e Milan (partita di andata) la scelta è stata sempre quella di limitare i danni, schierando formazioni guardinghe e piene di veterani e questo non ha pagato evidentemente. La partita di ieri ci ha detto tante cose: ci ha detto che abbiamo dei giocatori su cui puntare per il prossimo campionato (Crosta, Pisacane, Murru, Miangue, Han, Ionita, Faragò, Joao Pedro, Farias, Borriello, oltre agli infortunati come Barella, Melchiorri, Rafael e lo stesso Isla che ha finito in crescendo); ci ha detto che giocando le partite a trazione anteriore e puntando sui giocatori di fantasia si possono anche battere squadre importanti. Ci ha anche detto però che forse un po' di organizzazione tattica in più e una serie di schemi su palle attive e inattive non guasterebbero. Perciò, Rastelli o non Rastelli, cerchiamo di trarre quante più lezioni possibili da questo pazzo campionato  e ricominciamo con la fiducia e con la passione di sempre.  
Emidio D'Amato 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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